Carta dei diritti di Internet: la Rete e la sua Costituzione

autore: 

 

Chiara Agostini

Carta dei diritti di Internet: la Rete e la sua Costituzione

Internet rappresenta non solo uno strumento fondamentale nel campo dell’informazione e della comunicazione ma anche un mezzo attraverso il quale le persone possono comunicare, scambiarsi opinioni e condividere qualsiasi tipo di contenuto nel mondo virtuale, che, usando le parole del Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, sta diventando sempre più il “nostro reale spazio di vita”. Ma Internet, come un po’ tutta la tecnologia è ambivalente, e l’altro lato della medaglia è meno positivo. Come accade in qualsiasi ambito, infatti, la possibilità di utilizzare uno strumento a proprio vantaggio, in questo caso dalle enormi potenzialità, porta alcuni degli utilizzatori a sfruttarlo anche in maniera illecita. È proprio in questo caso che vengono minati alcuni diritti che fin dalla nascita della nostra Carta costituzionale sono stati sempre ritenuti meritevoli di tutela. 

Negli ultimi mesi diversi sono stati gli avvenimenti che in ambito europeo hanno coinvolto il mondo del digitale. Particolare rilevanza per il loro impatto assumono due recenti provvedimenti della Corte di Giustizia Europea: nella prima sentenza, emessa l’8 aprile 2014, in particolare, tale autorità ha dichiarato invalida la direttiva in merito alla conservazione dei dati di traffico, n. 2006/24/CE, poiché l’ingerenza vasta e particolarmente grave di tale direttiva nei diritti fondamentali degli interessati non è sufficientemente regolamentata in modo da essere effettivamente limitata allo stretto necessario; con una successiva sentenza del 13 maggio, inoltre, la Corte di Giustizia si è espressa nei confronti di Google in materia di diritto all’oblio, stabilendo che chiunque a interesse può rivolgersi al gestore di un motore di ricerca per chiedere che non venga più indicizzato un contenuto ritenuto lesivo per la propria immagine a patto che tale richiesta non limiti il diritto di informazione.

L’indirizzo che sta seguendo l’Unione Europea è quello di tutelare maggiormente i diritti della persona e fare in modo che questi vengano garantiti anche in rete.

Un ulteriore passo è stato fatto anche dall’Italia con la presentazione a Montecitorio della Carta dei diritti di Internet, redatta dalla omonima Commissione, voluta dalla Presidente della Camera Laura Boldrini e presieduta dal giurista Stefano Rodotà.

La Carta, che secondo Rodotà “si basa sui principi di eguaglianza, libertà e dignità che devono prevalere sulle logiche economiche”, ambisce a diventare una vera e propria dichiarazione fondata sul riconoscimento dei principi fondamentali, principi che non possono considerarsi riconosciuti in modo assoluto se non tutelati anche in Rete. Si vuole impedire che i diritti dei singoli non cedano il passo agli interessi economici. L’idea di estendere al mondo virtuale i diritti fondamentali dell’individuo riconosciuti nel mondo reale viene espressa nelle 6 pagine che compongono la Carta attraverso un preambolo iniziale e 14 articoli di carattere generale: essi mirano a tutelare il diritto di accesso ad Internet, poiché necessario per esercitare ogni altro diritto, la tutela dei dati personali, il diritto all’identità della persona, quello di privacy, il diritto all’oblio etc. Particolare importanza viene data alla neutralità della rete come presupposto fondamentale per evitare discriminazioni a favore di chi può pagare di più ed avere servizi migliori. Non solo: la neutralità della rete permette che si creino le condizioni per una concorrenza leale e che venga impedito ai più forti di tagliare fuori dal mercato i nuovi concorrenti e che non vi siano alterazioni e interferenze.

Al di là delle preoccupazioni sul fatto che tale Carta possa rappresentare solo l’ennesimo atto che va a confluire nel grande insieme del cosiddetto “Soft Law” ce ne sono anche altre. In particolare sul diritto all’anonimato e sul diritto all’oblio. Per quanto riguarda il primo, il bilanciamento tra il diritto all’anonimato e la necessità di tutelare i soggetti vittime di condotte illecite in Rete viene raggiunto con quella che il Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, chiama “reversibilità dell’anonimato”, cioè la possibilità di poter identificare l’agente che compie la condotta illecita quando tale azione si basa sulla necessità di tutelare il bene pubblico. La preoccupazione su tale aspetto si rivolge non tanto a Paesi liberali come il nostro, quanto a quelli che lo sono meno: in questo caso l’identificazione degli agenti potrebbe avvenire senza specifiche garanzie ed essere utilizzata per reprimere quelle manifestazioni di pensiero che siano in contrasto con il regime e che potrebbero dar in qualche modo fastidio ai soggetti al vertice dello Stato in esame.

In quanto al diritto all’oblio, già riconosciuto dalla Corte di Giustizia Europea, il testo prevede che chiunque sia legittimato a venire a conoscenza dei contenuti per cui è stata richiesta ed ottenuta la deindicizzazione per avere la possibilità di impugnare il contenuto deindicizzato se ritenga tale decisione contraria al diritto all’informazione.

Al momento, tuttavia, non sono chiare le modalità e i tempi di esecuzione di tale adempimento, su cui occorrerà svolgere gli opportuni approfondimento per evitare che la soluzione prospettata non provochi l’effetto contrario rispetto a quello per cui è stato riconosciuto il diritto all’oblio.

Su queste criticità ed altre di diversa natura, ivi inclusa la definizione di dato personale oggetto di protezione, è stata aperta una pubblica consultazione: dal 27 ottobre il testo della Carta dei diritti di Internet è stato pubblicato sul sito web del Camera dei Deputati e chiunque vi abbia interesse può inviare le proprie osservazioni e/o proposte di integrazioni, modifiche o cancellazioni. Tali contributi, poi, verranno utilizzati per definire il testo di questa importante dichiarazione di riconoscimento dei diritti in Internet.

 

Leggi tutto...

Quando il contratto di sub-licenza scade

autore: 

Chiara Agostini

Quando il contratto di sub-licenza scade. Le foto coperte dal diritto d’autore sul web: il confine tra l’utilizzo lecito e illecito

Il 22 gennaio 2014, la Corte di Appello di Torino si è pronunciata in merito ai limiti di utilizzo del materiale fotografico oltre il termine di scadenza del contratto di sub-licenza. 

Il caso vede come soggetti coinvolti LaPresse S.p.A. e Cromografica Roma S.r.l. (“LaPresse” e “Cromografica”) in merito allo sfruttamento sul web da parte di quest’ultima di alcune fotografie coperte dal diritto d’autore e ottenute in sub-licenza da LaPresse per un lasso di tempo temporaneo e ben definito. 

Tale pronuncia segue lo stesso orientamento di un precedente provvedimento emesso dal Tribunale di Torino, l’11 maggio 2012, in relazione ad un caso del tutto analogo e avente quale parte attrice sempre l’agenzia fotografica LaPresse.

Quanto al merito, nei due provvedimenti in analisi, gli organi giudicanti hanno innanzitutto provveduto a qualificare il contratto di sub-licenza come quel particolare tipo di negozio giuridico in cui una parte concede ad un’altra, dietro corrispettivo, il diritto di utilizzare, esclusivamente con le modalità, alle condizioni e nei limiti previsti nel contratto, un determinato bene (l’opera fotografica nel caso specifico). 

Svolta tale necessaria premessa, tali organi giudicanti chiariscono che quando la licenza / sub-licenza d’uso di opere fotografiche / fotografie viene utilizzata per la pubblicazione di contenuti on line, alla scadenza del contratto, il licenziatario può continuare ad utilizzare tali opere solo nell’ambito di pagine statiche, ossia in sezioni del sito per cui il titolare si limita a svolgere attività di “mero mantenimento”.

Alla scadenza del contratto di licenza/sub-licenza, quindi, si avrà violazione dei diritti del licenziante tutte le volte in cui l’opera licenziata sarà utilizzata dal licenziatario per fini economici.

A tal riguardo, tali autorità hanno ritenuto che si sia in presenza di  sfruttamento economico tutte le volte in cui un’opera viene utilizzata in pagine dinamiche di un sito internet, ossia in contenuti in cui siano presenti banner pubblicitari o qualsivoglia altro elemento idoneo a portare guadagno al titolare del sito web poiché tale ipotesi rappresenterebbe uno sfruttamento commerciale attuale della foto. 

Al contrario, una pagina statica non determina un utilizzo illecito ed è utilizzabile senza bisogno di eliminare le foto e/o i contenuti in essa presenti, in quanto non è più idonea a generare profitto per il titolare del sito. 

Un ulteriore elemento meritevole di essere sottolineato in questa sede è l’infondatezza della argomentazione utilizzata dalle convenute, secondo cui il continuato utilizzo di una fotografia, oggetto di un contratto di sub-licenza, sarebbe lecito quando tale immagine è rinvenibile anche nel web e/o risulterebbe tra i risultati di indagini condotte su motori di ricerca come Google. 

Sul punto, il Tribunale e la Corte di Appello di Torino hanno evidenziato l’irrilevanza di tale circostanza ai casi di specie, precisando come il nostro legislatore, ex art. 70, co. 1-bis della Legge 633/1941, consenta la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate solo in ipotesi circoscritte e, precisamente, “per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro”. 

Leggi tutto...

Linee guida per tutelare privacy e siti di salute

autore:

Chiara Agostini

Sulla G.U. della Repubblica Italiana n. 42 del 20 febbraio 2012 sono state pubblicate le Linee Guida del Garante per la protezione dei dati personali per tutelare la privacy di chi è iscritto a social network dedicati alla salute, partecipa a blog e a forum di discussione o segue siti web che si occupano esclusivamente di tematiche sanitarie (anche in sezioni del portale) e in cui si svolge un'attività di carattere meramente divulgativo e conoscitivo, non solo con riferimento alle informazioni e ai commenti che si scambiano gli utenti, ma anche con riferimento ai consigli o alle "consulenze" mediche che vengono dagli stessi richieste. In base alle Linee guida del Garante, i gestori di siti, blog, forum, social network dedicati a tematiche relative alla salute, che prevedano o meno la registrazione degli utenti, dovranno rispettare alcuni adempimenti, il cui scopo è quello di richiamare l'attenzione sui rischi connessi al fatto di rendersi identificabili sul web in relazione alla propria patologia.

Linee Guida Garante Privacy.pdf 


Coordinatori:
Avv. Chiara Agostini
Avv. Allegra Bonomo

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS