Sequestrato downloadzoneforum.net

autore:

Luca Egitto

Nei primi giorni di Febbraio la Guardia di Finanza di Paderno Dugnano ha posto sotto sequestro il sito www.downloadzoneforum.net , noto per essere una delle più grandi centrali di scambio online di opere tutelate dal diritto d’autore (prevalentemente software e opere multimediali) in Italia.

L’operazione, effettuata nell’ambito di un procedimento penale pendente presso il Tribunale di Monza ed eseguita presso l’abitazione di uno degli amministratori del sito, ha soppresso uno scambio di files costituente violazione del divieto di comunicazione al pubblico attraverso reti telematiche di opere tutelate dalla legge sul diritto d’autore.
L’operazione di sequestro, che ha interessato un sito attivo dal 2008 che nel 2012 ha registrato 20 milioni di utenti, ha delle peculiarità che meritano attenzione.

Il sito in questione risiedeva su server e infrastrutture situati integralmente al di fuori del territorio italiano, particolare questo che, in teoria, impedirebbe la sottoposizione degli strumenti fisici a misure di polizia di giudiziaria.
Tuttavia, nel caso in questione, la collaborazione dell’indagato ha permesso alla Guardia di Finanza di eseguire una misura che nella sostanza ha gli effetti di un sequestro ma che nella forma ha necessariamente contorni inediti, dal momento che ha privato l’indagato della materiale disponibilità dei dati contenuti nei server olandesi senza aggredire materialmente gli stessi. E’ verosimile infatti che la collaborazione dell’indagato abbia consentito agli uomini della Guardia di Finanza di utilizzare le sue prerogative di amministratore del sito per fare dei suddetti dati ciò che è stato ritenuto più utile ai fini dell’indagine e dell’impedimento della reiterazione del reato.

In altri termini, l’atto di polizia giudiziaria in questione è stato materialmente eseguito in Italia ma ha oggettivamente prodotto effetti fuori giurisdizione. Questo significa che l’iniziativa in questione, sicuramente innovativa nei modi, presta il fianco a potenziali critiche poiché, oltre che inedita in termini processuali, non parrebbe avere riscontri nelle norme in materia di cooperazione tra stati previste dalla convenzione di Budapest sul cybercrime del 23 Novembre 2001.

L’operazione, salutata con giubilo dalle associazioni di categoria (Fapam, Aesvi, FPM), è probabilmente destinata ad aprire nuovi scenari in materia di indagini e misure di polizia giudiziaria (sempre che non intervengano provvedimenti giurisdizionali o legislativi di senso contrario) ma dal punto di vista repressivo ha forse più valore simbolico che non pratico. Sebbene i volumi di traffico di Downloadzoneforum fossero consistenti, la soppressione del sito ha poca rilevanza nell’economia complessiva della pirateria online, i cui numeri sono infinitamente più grandi, senza contare che le infrastrutture più imponenti (e i rispettivi amministratori) di cui si servono gli utenti italiani sono tutte fuori dai confini italiani, dove peraltro nemmeno gli sforzi più intensi contro sistemi di file sharing più grossi sembrano dare i frutti sperati dall’industria fonografica e audiovisiva. Secondo lo studio “Musicmetric Digital Music Index DMI Report 2012” (http://www.scribd.com/mobile/doc/127985440 ) il blocco di siti che favoriscono lo scambio illegale di files contenenti opere protette, persino di quelli più noti e popolati come the Pirate Bay (come accaduto in UK), ha un impatto molto limitato sul volume complessivo dei download illegali, spesso a causa del proliferare di siti “gemelli” (c.d. mirror o copycat) di quello chiuso, situati su servers proxy, che vanificano – o quantomeno indeboliscono - l’opera repressiva intrapresa.
Lo stesso studio ha rivelato che contro la pirateria online è molto più efficace la leva commerciale di quella repressiva: nei paesi in cui l’offerta di musica da acquistare in download o da fruire in streaming a prezzi molto contenuti è massiccia, il volume di file sharing illegale è diminuito in maniera molto più consistente di quanto ci si potesse aspettare.

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Google Adwords: utilizzo marchi registrati come parole chiave

autore:

Luca Egitto

La questione sottoposta alla cognizione del Tribunale delle Imprese di Palermo riguarda l’utilizzo di marchi come parola chiave nel sistema Google AdWords e l’eventuale corresponsabilità del gestore del motore di ricerca Google nella violazione dei diritti sui marchi anteriori da parte dell’utente del servizio Google AdWords che fa uso di tali marchi (il tema era già stato trattato in questa stessa sezione del numero di 1 di Repmag, nel quale era stata commentata una sentenza della CGE ).

Commento
Un società siciliana esercente l’attività di noleggio auto ha utilizzato una denominazione corrispondente al marchio di una nota società leader nel settore autonoleggio come parola chiave nel sistema Adwords che utilizza va per promuovere la propria attività. Di conseguenza, nel caso in cui un utente avesse utilizzato come criterio di ricerca il marchio della nota società di autonoleggio, nei risultati sarebbe comparsa, peraltro in posizione predominante, la concorrente società siciliana che aveva illecitamente utilizzato il marchio anteriore come Adword. La società titolare del marchio ha così evocato in giudizio l’autonoleggio siciliano e Google, contro la quale, curiosamente, la società siciliana convenuta ha allegato altresì una responsabilità quale fornitore di un servizio potenzialmente lesivo di terzi.
Il Tribunale di Palermo ha ritenuto la società di autonoleggio siciliana responsabile per la violazione dei diritti anteriori sul marchio utilizzato come AdWord condannandola al risarcimento del danno e ha escluso qualsiasi responsabilità di Google (che peraltro si era anche attivata tempestivamente, al ricevimento della diffida, per la rimozione delle inserzioni collegate all’Adword contestata). La perizia disposta dal Tribunale di Palermo ha permesso di accertare tutti gli accessi al sito della società siciliana propiziata dalla Adword contestata nonché il numero di contratti generati utilizzando la stessa Adword, permettendo pertanto al giudice di quantificare gli utili generati illecitamente di cui è stata disposta la retroversione alla società titolare del marchio ai sensi dell’art. 125 CPI.
La sentenza ha confermato quindi due principi, consolidati a livello nazionale e comunitario, connessi all’attività dei motori di ricerca, ossia che
(i)    l’utilizzo come adWord di un marchio altrui costituisce violazione dei diritti su tale marchio e che
(ii)     non sussiste responsabilità del motore di ricerca quale hosting provider (ossia del prestatore di servizi che memorizza nei propri sistemi le informazioni caricate da un destinatario dei suoi servizi) qualora lo stesso non sia a conoscenza dell’illiceità di quanto caricato dal destinatario dei suoi servizi e si attivi per la rimozione dei contenuti illeciti non appena informato.
Il sistema Google Adwords[3]  è uno strumento tecnologico fornito agli inserzionisti che consente agli stessi di far apparire il loro annuncio tra i risultati delle ricerche effettuati dagli utenti utilizzando la parola chiave selezionata dall’utente del servizio Adwords. E’ facilmente intuibile che l’acquisto di una Adword corrispondente ad un marchio altrui consenta di drenare il traffico internet diretto verso tale marchio consentendo a chi fruisce dell’Adword di guadagnare accessi illecitamente e/o di danneggiare un concorrente privandolo della visibilità a cui ha diritto. E’ stata a lungo discussa l’eventuale responsabilità di Google quale fornitore del servizio, fino a quando non ne è stata accertata la terzietà in relazione all’uso delle Adword (i cui contenuti non sono controllabili o sorvegliabili dal motore di ricerca) alla luce del d.lgs. 70/2003.
(L.E.)
Nota 3: AdWords

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Diritto d'autore: nuovo schema di regolamento dell'AGCOM

autore:

Luca Egitto

Il 25 Luglio scorso l’AGCOM ha deliberato (del. N. 4528/13/CONS) di sottoporre a consultazione pubblica lo “Schema di regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica e procedure attuative ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70” http://www.agcom.it/Default.aspx?message=visualizzadocument&DocID=11564 .
Nel comunicato stampa diramato in occasione della pubblicazione della delibera, l’AGCOM ha dichiarato di aver voluto “contemperare la tutela del diritto d’autore con alcuni diritti fondamentali, quali la libertà di manifestazione del pensiero e di informazione, il diritto di accesso ad internet, il diritto alla privacy”  concentrandosi sulla “lotta contro la pirateria “massiva”, escludendo dal proprio perimetro d’intervento gli utenti finali (downloaders) e il cosiddetto peer-to-peer”.

L’AGCOM, al fine di coinvolgere le istituzioni e le parti interessate (definite, curiosamente in inglese, dalla stessa AGCOM come “stakeholders”), ha disposto un periodo di pubblica consultazione di sessanta giorni decorrenti dalla pubblicazione del provvedimento, durante il quale è possibile inviare osservazioni via email all’AGCOM, eventualmente seguendo lo schema dei quesiti inseriti nel testo della proposta di regolamento.
Il provvedimento ha suscitato energiche polemiche, esattamente come accadde nel 2011 quando l’AGCOM aveva per la prima volta manifestato la propria intenzione di legiferare ed intervenire in maniera attiva nell’enforcement del diritto d’autore. Le critiche rivolte all’iniziativa dell’AGCOM sono di duplice natura, giuridica e politica.

In primo luogo, sostengono gli oppositori dell’iniziativa dell’AGCOM, quest’ultima non avrebbe i poteri per legiferare ed intervenire nell’applicazione coattiva del diritto d’autore. In secondo luogo, una materia delicata come il diritto d’autore dovrebbe essere riformata sotto l’autorità del Parlamento e non dell’AGCOM. Infine, per la seconda volta (era già accaduto nel 2011, con un successivo dietrofront dell’AGCOM nel 2012), il provvedimento è pubblicato a fine luglio, peggiorando la qualità della consultazione pubblica, che per il mese di Agosto sarebbe inesorabilmente di tenue intensità e, di fatto, dimezzando l’effettivo periodo di consultazione. Non sappiamo se anche questa volta l’onda di critiche, spesso molto analitiche dal punto di vista tecnico-giuridico (i provider, principali oppositori della riforma, hanno una formidabile assistenza da questo punto di vista), investirà fatalmente la proposta dell’Autorità, in ogni caso ne evidenziamo di seguito i punti salienti.
La proposta di regolamento è introdotta con chiari riformatori e incentivanti, con molta enfasi sui propositi non liberticidi del provvedimento: infatti, oltre a ribadire l’intento di tutelare i diritti fondamentali dell’individuo (libertà di espressione, diritto all’informazione, diritto alla riservatezza etc.), il testo del regolamento specifica chiaramente che dal suo ambito di applicazione (anche se in realtà sarebbe più corretto dire “dall’ambito di azione” dell’AGCOM previsto dal regolamento) sono esclusi i “downloader” e i programmi “peer-to-peer” (definiti “programmi per elaboratore attraverso i quali si realizzi la condivisione diretta tra utenti finali di opere digitali attraverso reti di comunicazione elettronica”).

Tuttavia, il punto fondamentale della proposta di regolamento è l’introduzione dei poteri di intervento dell’AGCOM in caso di sospetta violazione del diritto d’autore in relazione alla messa a disposizione del pubblico di contenuti su reti telematiche. In sintesi, all’Autorità potranno essere segnalate presunte violazioni di diritto d’autore online e, previo contraddittorio, potranno essere adottate dall’Autorità stessa le misure introdotte con l’implementazione italiana della direttiva ecommerce (d.lgs. 70/2003) ossia la rimozione selettiva o la disabilitazione dell’accesso ai contenuti illeciti.             
Più in particolare, qualora un soggetto ritenga leso un suo diritto dalla messa a disposizione del pubblico di uno o più contenuti su internet, ai sensi della proposta di regolamento dovrà in primo luogo inviare una richiesta di rimozione al gestore della pagina internet. Qualora le procedure di autoregolamentazione eventualmente previste dal gestore della pagina internet si rivelino infruttuose o, in assenza di tali procedure, in assenza di rimozione dei contenuti contestati entro due soli giorni dalla contestazione al gestore della pagina internet, il soggetto legittimato può adire all’AGCOM ai sensi del regolamento (sempre che nel frattempo non abbia proposto domanda dinanzi all’autorità giudiziaria) e chiedere a questa la rimozione del contenuto in sospetta violazione del diritto d’autore.
L’istruttoria  presso l’AGCOM prevede un contraddittorio esteso non solo all’utente sospettato di violare i diritti dell’istante e gestore della pagina internet ma anche all’internet service provider interessato. A seguito di una spedita istruttoria (eventualmente abbreviabile nei casi più gravi), in caso di accertamento della violazione l’AGCOM può ordinare al provider di eseguire una “rimozione selettiva” dei contenuti contestati o una “disabilitazione dell’accesso” ai medesimi, secondo criteri di “gradualità e proporzionalità”, oppure un reindirizzamento automatico ad altra pagina.

E’ molto chiaro a chi possa piacere tale impostazione e a chi non piaccia per nulla. I titolari di grandi portafogli di opere protette ovviamente non possono che essere soddisfatti della proposta, che prevede meccanismi di enforcement molto rapidi e incisivi, che sembrano idonei a rendere la tutela del diritto d’autore un po’ meno lenta rispetto agli uploader (e ai downloader ovviamente, anche se in teoria questi non sarebbero interessati dal provvedimento, anche se il più delle volte sono anch’essi uploader) e un po’ più veloce rispetto agli strumenti di tutela giurisdizionale. Scontenti, anzi scontentissimi, i providers, che di fatto si vedono dinanzi alla prospettiva di essere evocati in centinaia di micro-processi amministrativi e costretti a prendersi carico di un numero imprevedibile di ordini dell’Autorità, con conseguenze critiche sulla produttività aziendale. Scontenti pure gli attivisti della “libertà di internet” (ammesso che il temine abbia un qualche significato), che temono che lo strumento di enforcement possa essere utilizzato come paravento per finalità censorie.

Dovremo comunque aspettare il termine del periodo di consultazione e i prossimi passi dell’AGCOM per capire quanto della proposta appena esaminata diventerà realtà e quale portata innovativa avrà in concreto il provvedimento. Arrivederci pertanto al prossimo numero per tutte le novità.

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