Illeciti online e giurisdizione: la CGE conferma il suo orientamento.

autore: 

Luca Egitto

 

La CGE riafferma il criterio dell’accessibilità per accertare la giurisdizione in materia di illeciti commessi via internet e si pronuncia sul risarcimento del danno.

 

SENTENZA DELLA CORTE (Quarta Sezione), 22 gennaio 2015, Nella causa C-441/13 - Regolamento (CE) n. 44/2001 – Articolo 5, punto 3 – Competenze speciali in materia di illeciti civili dolosi o colposi – Diritti d’autore – Contenuto dematerializzato – Messa in rete – Criteri per la determinazione del luogo dell’evento dannoso.

La CGE torna sul tema delle violazioni commesse via internet, in particolare delle violazioni del diritto d’autore, per riaffermare l’orientamento espresso nella sentenza nella causa C‑170/12 (commentata da Repmag qui, precisando al contempo alcuni importanti principi in materia di risarcimento del danno. Come nel caso C-170/12 (Peter Pinckney contro KDG Mediatech AG), anche qui la violazione del diritto di autore si consuma (o meglio origina) in una giurisdizione diversa da quella del titolare del diritto d’autore e si propaga attraverso la rete. In questo caso, sorto tra un architetto austriaco (la signora Hejduk) e un azienda tedesca (EnergieAgentur.NRW GmbH), le fotografie della professionista austriaca erano state utilizzate in un primo momento, e con il consenso dell’autrice, in Austria, da un collega della signora Hejduk, e successivamente, questa volta senza il consenso dell’autrice, dalla società convenuta (tedesca), che aveva pubblicato le fotografie dell’architetto austriaco sul proprio sito web e rendendole dunque accessibili a chiunque. Il Tribunale di Vienna ha sollevato l’eccezione preliminare nei confronti della CGE, relativamente al criterio determinante la giurisdizione, poiché dinanzi al foro scelto dall’attrice la società convenuta ha eccepito che non poteva considerarsi competente il tribunale di Vienna visto che la stessa società ha sede in Germania e ha pubblicato le foto da un sito con dominio con country code .de.

Il tribunale viennese ha pertanto chiesto alla CGE “se l’art. 5 (3) del Reg. CE 44/2001 sulla competenza, sul riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale debba essere interpretato nel senso che in una controversia concernente la violazione dei diritti connessi al diritto d’autore, commessa rendendo accessibile una fotografia su un sito Internet, gestito mediante un dominio di primo livello di uno Stato membro diverso da quello nel quale il titolare del diritto è domiciliato, competenti sono solo i giudici (i) dello Stato membro nel quale l’autore presunto della violazione ha la propria sede; nonché (ii) dello/gli Stato/i membro/i al/ai quale/i il sito Internet è destinato in base al suo contenuto”. Lo scorso settembre l’Avv. Cruz Villalon, nel suo parere sulla questione riferita alla CGE, aveva suggerito alla Corte stessa di adottare un nuovo e diverso criterio d’interpretazione del Reg. 44/2001, alla luce del c.d. “danno delocalizzato”, la cui individuazione mediante i consueti canoni territoriali non sarebbe più possibile, soprattutto nel caso in cui non vi sono atti di vendita del bene protetto ma semplici atti di messa a disposizione del pubblico (come appunto il caso della signora Hejduk). L’Avvocato Generale ha quindi consigliato di discostarsi dalla sentenza C-170/12 (Pinckney), sostenendo che, in caso di danno delocalizzato in virtù del tipo di opera o del mezzo impiegato per la sua comunicazione, non si possa applicare il criterio del luogo della concretizzazione del danno previsto dall’articolo 5, punto 3, del regolamento n. 44/2001. In tali ipotesi, ha sostenuto l’AG, la suddetta norma giustifica solo la competenza giurisdizionale dei giudici del luogo in cui si è verificato l’evento causale. La CGE ha però deciso di discostarsi dal parere dell’AG, in particolare dal criterio dell’evento causale, e di confermare l’orientamento espresso nel caso Pinckney (Causa 170/12), ossia il criterio dell’accessibilità e le connesse limitazioni in merito al risarcimento del danno. La CGE, infatti, ricordando l’orientamento nella sentenza Wintersteiger (Causa 523/10), ha ribadito che nei casi di violazione di diritti d’autore e di diritti connessi al diritto d’autore mediante la messa in rete su un determinato sito Internet di fotografie senza il consenso del loro autore, quale evento causale deve considerarsi l’avviamento del processo tecnico finalizzato alla visualizzazione delle fotografie sul suddetto sito Internet, concludendo quindi che il fatto generatore della violazione dei diritti d’autore va individuato nella condotta del proprietario di tale sito. Così argomentando, la Corte ha concluso che nel caso in esame gli atti suscettibili di configurare la suddetta violazione possono essere localizzati unicamente nel luogo in cui si trova la sede della società convenuta, dove la stessa ha preso ed attuato la decisione di mettere in rete delle fotografie sul proprio sito Internet: poiché tale sede non è situata nello Stato membro al quale appartiene il giudice del rinvio, deve essere esclusa la competenza dello stesso. La CGE ha verificato inoltre se il giudice viennese potesse ritenersi competente in base al criterio della concretizzazione del danno asserito, in virtù del quale - ai fini dell’articolo 5, punto 3, del regolamento n. 44/2001 - il danno causato da un’asserita violazione dei diritti di un autore si concretizza o può concretizzarsi in uno Stato membro diverso da quello in cui il convenuto ha preso ed ha attuato la decisione di mettere in rete delle fotografie su un determinato sito Internet. In tale ottica – coerentemente con la causa Pinckney (Causa 170/12) - la Corte ha in primo luogo escluso rilevanza al fatto che il sito fosse sotto un dominio .de (Deutscheland), poiché al fine di stabilire la competenza giurisdizionale ex art. 5, punto 3, del regolamento n. 44/2001, “è privo di rilevanza il fatto che il sito Internet di cui trattasi nel procedimento principale non sia destinato allo Stato membro del giudice adito” (Austria in questo caso). La CGE ha quindi riaffermato il criterio dell’accessibilità, confermando quindi che “la concretizzazione del danno e/o il rischio di tale concretizzazione derivino dall’accessibilità, nello Stato membro del giudice adito, per mezzo del sito Internet della EnergieAgentur, delle fotografie cui si ricollegano i diritti fatti valere dalla sig.ra Hejduk”. La Corte, tuttavia, ha chiarito che poiché la tutela dei diritti d’autore e dei diritti connessi al diritto d’autore accordata dallo Stato membro del giudice adito vale soltanto per il territorio del citato Stato membro, il giudice adito in base al criterio della concretizzazione del danno asserito “è esclusivamente competente a conoscere del solo danno cagionato nel territorio di tale Stato membro” (anche in questo senso, quindi, è stato ribadito l’orientamento espresso nella sentenza Pinckney).

Leggi tutto...

L’embedding non costituisce violazione del diritto d’autore

autore: 

Angela Cataldi

 

L’embedding non costituisce violazione del diritto d’autore

 

Con l’ordinanza del 21 ottobre 2014, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea è tornata ad esprimersi su uno dei più controversi temi relativi alla tutela del diritto d’autore nell’era dell’informazione digitale, chiarendo che non costituisce violazione del diritto d’autore l’embedding su un sito web di video già liberamente disponibili all’interno di un altro sito web.

La Corte di Giustizia ha enunciato tale principio in occasione di un rinvio pregiudiziale presentato da un giudice tedesco nell’ambito di una controversia sorta in Germania tra BestWater International GmbH (“BestWater”), una società tedesca che opera nel settore dei filtri per l’acqua, e due agenti di una ditta concorrente, denunciati dalla BestWater per aver linkato nelle loro pagine Web un video commerciale della BestWater pubblicato su YouTube (Causa C-348/13). 

La BestWater lamentava che fosse stato violato il suo diritto esclusivo di autorizzare o vietare qualsiasi comunicazione al pubblico del video in questione, ai sensi dell’art. 3 della Direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione. 

Con l’ordinanza in commento, non ancora pubblicata, la Corte ha rilevato che il fatto di mettere a disposizione su un sito Internet dei collegamenti cliccabili verso opere protette, pubblicate senza alcun limite di accesso su un altro sito (in questo caso YouTube), deve essere qualificato come “messa a disposizione” e, di conseguenza, come “atto di comunicazione” ai sensi della disposizione citata. Tuttavia, come risulta da costante giurisprudenza, la comunicazione in questione non è rivolta ad un pubblico nuovo, ossia ad un pubblico ulteriore rispetto a quello al quale si rivolgeva la comunicazione iniziale effettuata tramite YouTube, ma esattamente allo stesso pubblico cui si rivolgeva la comunicazione iniziale. 

Di conseguenza, a parere della Corte, la semplice messa a disposizione di un video, non modificato ma semplicemente condiviso sfruttando un meccanismo di condivisione messo legalmente a disposizione da una piattaforma di videosharing, non richiede un ulteriore e preventivo consenso dei titolari del diritto d’autore e non integra pertanto una violazione del diritto d’autore, neppure quando la visione è consentita agli utenti Internet che cliccano sul link, avendo l’impressione che l’opera sia loro mostrata dal sito stesso e non da un altro sito. 

Ciò non varrebbe, invece, qualora l’embedding consentisse agli utenti del sito sul quale esso si trova di aggirare misure di restrizione adottate al fine di rendere disponibile l’opera protetta ai soli abbonati, poiché in tale ipotesi, si tratterebbe di un pubblico “nuovo”, non preso in considerazione quale pubblico potenziale dai titolari del diritto d’autore al momento del rilascio dell’autorizzazione alla comunicazione iniziale.

Vale la pena segnalare, in conclusione, che alla stessa conclusione la Corte era pervenuta anche in un precedente caso, nel quale il titolare di un sito internet (Retrieve Sverige AB) aveva inserito nelle proprie pagine web dei collegamenti cliccabili (ipertestuali) che rinviavano al sito internet del quotidiano Göteborgs-Posten, consentendo ai propri utenti di accedere ad alcuni articoli pubblicati proprio sulla pagina internet del Göteborgs-Posten (causa C-466/12 Nils Svensson e al. v. Retrieve Sverige AB). 

E proprio in espressa applicazione dei principi enunciati nel caso Svensson, l’ Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) ha archiviato un procedimento avviato, ai sensi del regolamento sulla tutela del diritto d’autore on line, su istanza dell’autore di dieci “mappe concettuali” presenti sul sito www.mappe-scuola.com, che lamentava che le stesse fossero state rese disponibili su un sito di terzi (il sito www.risorsedidattiche.net) senza autorizzazione (Delibera AGCOM n. 67/14/CSP).

L’AGCOM, richiamando l’art. 16 della legge n. 633/41, che ha recepito nell’ordinamento italiano l’art. 3 della direttiva 2001/29/CE sopra richiamato ed in ossequio all’obbligo di interpretazione conforme del diritto nazionale rispetto al diritto dell’Unione Europea, ha ritenuto che nel caso in questione non vi fossero i presupposti per ritenere sussistente la violazione del diritto d’autore o dei diritti connessi, dal momento che i link riportati sul sito www.risorsedidattiche.net conducono ora, per effetto del comportamento conformativo adottato a seguito del contraddittorio instauratosi con l’AGCOM, al sito dove le opere sono già rese liberamente disponibili al pubblico da parte del titolare dei diritti sulle stesse. 

Leggi tutto...

Quando il contratto di sub-licenza scade

autore: 

Chiara Agostini

Quando il contratto di sub-licenza scade. Le foto coperte dal diritto d’autore sul web: il confine tra l’utilizzo lecito e illecito

Il 22 gennaio 2014, la Corte di Appello di Torino si è pronunciata in merito ai limiti di utilizzo del materiale fotografico oltre il termine di scadenza del contratto di sub-licenza. 

Il caso vede come soggetti coinvolti LaPresse S.p.A. e Cromografica Roma S.r.l. (“LaPresse” e “Cromografica”) in merito allo sfruttamento sul web da parte di quest’ultima di alcune fotografie coperte dal diritto d’autore e ottenute in sub-licenza da LaPresse per un lasso di tempo temporaneo e ben definito. 

Tale pronuncia segue lo stesso orientamento di un precedente provvedimento emesso dal Tribunale di Torino, l’11 maggio 2012, in relazione ad un caso del tutto analogo e avente quale parte attrice sempre l’agenzia fotografica LaPresse.

Quanto al merito, nei due provvedimenti in analisi, gli organi giudicanti hanno innanzitutto provveduto a qualificare il contratto di sub-licenza come quel particolare tipo di negozio giuridico in cui una parte concede ad un’altra, dietro corrispettivo, il diritto di utilizzare, esclusivamente con le modalità, alle condizioni e nei limiti previsti nel contratto, un determinato bene (l’opera fotografica nel caso specifico). 

Svolta tale necessaria premessa, tali organi giudicanti chiariscono che quando la licenza / sub-licenza d’uso di opere fotografiche / fotografie viene utilizzata per la pubblicazione di contenuti on line, alla scadenza del contratto, il licenziatario può continuare ad utilizzare tali opere solo nell’ambito di pagine statiche, ossia in sezioni del sito per cui il titolare si limita a svolgere attività di “mero mantenimento”.

Alla scadenza del contratto di licenza/sub-licenza, quindi, si avrà violazione dei diritti del licenziante tutte le volte in cui l’opera licenziata sarà utilizzata dal licenziatario per fini economici.

A tal riguardo, tali autorità hanno ritenuto che si sia in presenza di  sfruttamento economico tutte le volte in cui un’opera viene utilizzata in pagine dinamiche di un sito internet, ossia in contenuti in cui siano presenti banner pubblicitari o qualsivoglia altro elemento idoneo a portare guadagno al titolare del sito web poiché tale ipotesi rappresenterebbe uno sfruttamento commerciale attuale della foto. 

Al contrario, una pagina statica non determina un utilizzo illecito ed è utilizzabile senza bisogno di eliminare le foto e/o i contenuti in essa presenti, in quanto non è più idonea a generare profitto per il titolare del sito. 

Un ulteriore elemento meritevole di essere sottolineato in questa sede è l’infondatezza della argomentazione utilizzata dalle convenute, secondo cui il continuato utilizzo di una fotografia, oggetto di un contratto di sub-licenza, sarebbe lecito quando tale immagine è rinvenibile anche nel web e/o risulterebbe tra i risultati di indagini condotte su motori di ricerca come Google. 

Sul punto, il Tribunale e la Corte di Appello di Torino hanno evidenziato l’irrilevanza di tale circostanza ai casi di specie, precisando come il nostro legislatore, ex art. 70, co. 1-bis della Legge 633/1941, consenta la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate solo in ipotesi circoscritte e, precisamente, “per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro”. 

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS