UE avvia indagine antitrust sui limiti alla visione dei film all’estero

Autore: Angela Cataldi

 

SOTTO ACCUSA, SKY UK E GLI STUDIOS PER IL DIVIETO PER GLI ABBONATI DI VEDERE I PROPRI CONTENUTI IN EUROPA FUORI DAL REGNO UNITO E IRLANDA

La Commissione Europea ha presentato, lo scorso 23 luglio, una Comunicazione di Addebiti (Statement of Objections) nei confronti della piattaforma televisiva britannica Sky Uk e di sei grandi Studios cinematografici (Disney, Paramount Pictures, Sony, Twentieth Century Fox, NBCUniversal and Warner Bros).

Alla base, vi sarebbe una violazione delle norme a tutela della concorrenza, posta in essere attraverso gli accordi bilaterali di licenza in essere tra Sky Uk e questi Studios, che imporrebbero vincoli contrattuali tali da non consentire ai clienti Sky di accedere via satellite o via internet a servizi di pay tv, disponibili nel Regno Unito e Irlanda, quando non si trovano in questi paesi.

Sotto accusa, vi sono in particolare due tipologie di clausole contenute in detti accordi. Le une sono quelle che richiedono a Sky di bloccare l’accesso ai film disponibili attraverso i servizi online di Pay TV o via satellite, agli utenti che si trovano al di fuori del territorio oggetto di licenza, ovvero Regno Unito e Irlanda. L’effetto di tali previsioni è, a parere della Commissione, quello di restringere le cd. vendite passive, nei confronti dei consumatori che si trovano in stati membri nei quali Sky Uk non è attiva nella promozione dei propri servizi. L’altra tipologia di clausole sotto accusa sono invece quelle che contengono un obbligo per gli Studios di assicurarsi che nei contratti di licenza con altri broadcaster diversi da Sky Uk, questi non forniscano i loro servizi di Pay TV in Gran Bretagna e Irlanda.

L’indagine avviata dalla Commissione si pone nel solco delle azioni intraprese a livello europeo con l’obiettivo di raggiungere un Mercato Unico Digitale, attraverso l’abbattimento degli ostacoli all’accesso transfrontaliero e alla portabilità dei servizi di contenuti protetti da copyright. In questo contesto, lo stesso Parlamento europeo, pur riconoscendo “l’importanza delle licenze territoriali, in particolare per quel che riguarda il finanziamento della produzione audiovisiva e cinematografica che riflette la ricca diversità culturale dell’Europa”, ha espresso una netta posizione contro le pratiche cd. di “geoblocking”, esprimendo la necessità che i contenuti online siano accessibili in tutta l’Unione senza barriere transfrontaliere.

Già nel 2011 l’Unione Europea si era occupata del sistema di licenze all’interno degli Stati membri, che riconosceva agli enti di radiodiffusione un’esclusiva territoriale per Stato membro in relazione ai diritti audiovisivi sportivi, vietando ai telespettatori di seguire gli incontri di calcio in Stati membri diversi da quello di provenienza dell’abbonato.

In quell’occasione, le controversie ebbero origine dai tentativi di elusione dell’esclusiva territoriale ad opera di taluni bar-ristoranti nel Regno Unito, i quali, al fine di accedere agli incontri della Premier League, avevano iniziato ad utilizzare schede straniere, rilasciate da un ente di radiodiffusione greco agli abbonati residenti in Grecia.

A seguito delle azioni giudiziarie poste in essere dalla Football Association Premier League che si riteneva lesa da tali condotte, venne investita della questione la Corte di Giustizia, la quale ritenne illegittimo e contrario al diritto UE il divieto di importazione, vendita o utilizzazione di schede di decodificazione straniere. Parimenti contrario al diritto della concorrenza dell’Unione era, a parere della Corte, un sistema di licenze esclusive qualora i contratti di licenza vietino di fornire schede di decodificazione straniere ai telespettatori che intendano seguire le emissioni al di fuori dello Stato membro per il quale la licenza sia stata concessa (Sentenza 4/10/2011 nelle cause C-403/08 e C-429/08 - Football Association Premier League e a. / QC Leisure e a.; Karen Murphy / Media Protection Services Ltd).

La questione della compatibilità con il diritto dell’Unione Europea delle licenze di esclusiva territoriale non è quindi nuova. La stessa Commissione aveva già sollevato delle perplessità in ordine agli accordi tra gli Studios cinematografici e altri broadcaster europei come il francese Canal Plus, Sky Italia, Sky Deutchland, e l'indagine in questi Stati membri è ancora in corso.

Con riferimento a Gran Bretagna e Irlanda, invece, l’indagine antitrust nei confronti di Sky Uk è ora giunta al suo primo atto formale, appunto con lo Statement of Objections. Le parti coinvolte hanno, a questo punto, la possibilità di esaminare il fascicolo della Commissione e rispondere per iscritto, eventualmente anche chiedendo un’udienza orale per sostenere le proprie argomentazioni. Solo dopo aver esaminato la loro posizione la Commissione, con tempi difficili da stabilire, prenderà una decisione che potrebbe comportare un’inversione di tendenza nel sistema delle esclusive territoriali, al fine di consentire, come riferito dalla politica danese e commissario europeo per la Competitività Margrethe Vestage, che i “consumatori europei possano guardare la tv a pagamento di loro scelta a prescindere da dove vivono”.

 

Ultima modifica ilMartedì, 13 Ottobre 2015 20:38