Lesione della privacy e risarcimento del danno

 Autore: Allegra Bonomo

La Suprema Corte di Cassazione interviene ancora una volta sulla questione inerente il risarcimento del danno non patrimoniale per lesione della privacy e ribadisce fermamente un principio di diritto già espresso nel luglio 2014.

Nella fattispecie in esame, la Suprema Corte si è pronunciata in seguito all’impugnazione di una sentenza del Tribunale di Genova che rigettava la domanda di un dipendente pubblico, il quale denunciava l’illecito trattamento dei dati personali da parte del datore di lavoro. Nella specie, l’attore lamentava lo smarrimento da parte dell’ente convenuto della documentazione ad esso riferibile contenente dati sensibili e chiedeva il conseguente risarcimento del danno.

Il Tribunale non accoglieva le doglianze del pubblico dipendente affermando che non era stato provato né che la documentazione smarrita era riferibile all’interessato né che detta documentazione era giunta a conoscenza di terzi.

Il dipendente quindi si rivolgeva ai Giudici della Suprema Corte di Cassazione auspicando in una pronuncia di riforma della decisione del Giudice di prime cure sull’erroneo presupposto che, in caso di violazione della privacy, il danno fosse in re ipsa.

La Suprema Corte, con la decisione in commento, ha ribadito il principio di diritto secondo cui il danno non patrimoniale, ristorabile ai sensi dell’art. 15 del codice della privacy, non si sottrae alla verifica relativa alla gravità della lesione e alla serietà del danno, richiesta, in linea generale, in applicazione dell’art. 2059 c.c.: è necessario, infatti, che venga superata la c.d. soglia di risarcibilità. Deve essere pertanto fornita la prova di una lesione effettiva il cui accertamento richiede una verifica positiva della “gravità della lesione” dei diritti fondamentali della persona (cioè superi la soglia minima di tollerabilità, imposta dai doveri di solidarietà sociale) e della “serietà del danno” (e cioè che il danno non sia futile vale a dire che non consista in meri disagi o fastidi).

Tale accertamento è oggetto di valutazione del giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato e privo di vizi logici. Gravità della lesione e serietà del danno sono i parametri che devono essere rispettati per disporre il risarcimento del danno non patrimoniale.

È su questi assunti che la Corte ha ancora una volta escluso l’esistenza di un danno in re ipsa, sia con riferimento all’ipotesi delle lesioni di diritti inviolabili, sia con riferimento ai casi in cui il risarcimento del danno non patrimoniale sia previsto espressamente dalla legge.

Cass. Civ. Sez. VI, Ord. 11.01.2016, n. 222

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ultima modifica ilGiovedì, 04 Febbraio 2016 20:18