La libertà di stampa supera Gutenberg ed approda su internet: nessun sequestro per la testata giornalistica on line

Autore: Alessandro Racano

LA LIBERTA' DI STAMPA SUPERA GUTENBERG ED APPRODA SU INTERNET: IN CASO DI DIFFAMAZIONE NON E' POSSIBILE SEQUESTRARE LA PAGINA WEB DELLA TESTATA GIORNALISTICA ON LINE - CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE PENALI, SENTENZA N° 31022/15 DEL 29/1/15 (DEPOSITATA IN DATA 17/7/15)

La vicenda nasce da un articolo dal contenuto diffamatorio ex art. 595 c.p. pubblicato sulla pagina web della testata giornalistica registrata «ilgiornale.it» ed intitolato «Toh giudice Cassazione amico toga diffamata» per il quale era stato disposto il sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. ed il relativo oscuramento della pagina web; i difensori dei giornalisti indagati avevano quindi impugnato il provvedimento innanzi al Tribunale del Riesame che però aveva confermato la legittimità del sequestro.

Il ricorso avverso tale decisione era stato quindi assegnato alla sezione I della Cassazione la quale, alla luce della importanza della questione (su cui non si registrava un orientamento unanime, ma si veda in tal senso il numero 16 di REPMAG ove è stata commentata l’ordinanza di rimessione), si era rivolta alle Sezioni Unite.

Quest’ultime, con una lunga ed articolata decisione, si sono sostanzialmente concentrate su due quesiti, in particolare: 1) se sia ammissibile il sequestro preventivo di un sito web; 2) se sia ammissibile, al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge, il sequestro preventivo di un sito web di una testata giornalistica telematica debitamente registrata.

Per quanto concerne il primo profilo la Corte specifica che internet non è un luogo, né uno spazio, ma una metodologia di comunicazione ipertestuale che consente l’accesso a qualsiasi contenuto digitale posto su sistemi informatici on line; la dimensione fisica delle informazioni reperibili attraverso la rete telematica consiste nella struttura di ciascun file e si radica spazialmente nel computer, al cui interno il documento è materialmente memorizzato; i documenti reperibili in rete non sono altro che files (registrazioni magnetiche o ottiche di bytes) registrati all’interno dei servers degli Internet Service Providers ovvero sui computers degli utenti, utilizzando un vero e proprio spazio fisico, per quanto infinitesimale.

Premesso quanto sopra, pertanto, il dato informatico, chiarisce la Corte, è equiparabile al concetto di “cosa” che, se pertinente al reato, potrà quindi essere sottoposto a sequestro preventivo.

Tale conclusione, pertanto, è supportata anche dalla normativa comunitaria secondo cui l’oscuramento di interi siti web o di singole pagine telematiche con contenuti illeciti rappresenta un efficace strumento di contrasto alla criminalità informatica; in tale ottica merita di essere ricordato l’art. 25 della Direttiva 2011/93/UE sulla pedopornografia (attuata nell’ordinamento nazionale con il D. Lgs. 39/14) oppure quanto stabilito con la Convenzione del Consiglio d’Europa di Budapest del 23/11/2001 sul cybercrime.
 
Alla luce di ciò, pertanto, le Sezioni Unite ritengono del tutto ammissibile il sequestro preventivo di un sito web (o di una singola pagina telematica), ove ne ricorrano i presupposti.

Risolto positivamente il primo profilo, la Corte ha quindi affrontato la seconda questione ovvero si è chiesta se il sequestro preventivo di un sito web (del tutto ammissibile, per le ragioni appena dette) possa ricadere anche su una testata giornalistica on line regolarmente registrata.

La risoluzione di tale quesito risiede nella corretta interpretazione di quanto stabilito dall’art. 21 della Costituzione.

Tale articolo sancisce che la stampa non può essere sottoposta ad autorizzazioni o censure e che il relativo sequestro può essere disposto soltanto nel caso di stampa clandestina o per alcuni specifici delitti espressamente previsti dalla legge sulla stampa tra i quali, però, non rientra la diffamazione (si tratta di casi decisamente “residuali” quali: violazione delle norme sulla registrazione delle pubblicazioni periodiche o sull’indicazione dei responsabili, stampati osceni o offensivi della pubblica decenza, stampa periodica che faccia apologia del fascismo, violazione delle norme a protezione del diritto d’autore).

La descritta disciplina costituzionale è stata poi completata dalle disposizioni della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che all’art. 10 tutela espressamente la libertà di pensiero.
Chiarito il quadro normativo di riferimento occorre ora soffermarsi sul “nodo” della vicenda e, quindi, verificare se una testata giornalistica on line possa o meno qualificarsi come “stampa” in quanto, se così fosse, anch’essa, analogamente alla tradizionale carta stampata, ricadrebbe all’interno del perimetro “coperto” dalle  guarentigie costituzionali descritte e, pertanto, in caso di diffamazione, non potrebbe essere sottoposta a sequestro preventivo.

Sul punto le pronunce emesse negli ultimi anni (Cass. pen., sez. V, 5/3/2014, n. 10594; Cass. pen., sez. V, 10/1/2011 n. 7155; Cass. pen., sez. V, 19/9/11, n. 46504) sostenevano che la libertà di pensiero non può costituire un veicolo per la commissione di reati e che le specifiche garanzie previste all’art. 21 della Costituzione, vista la diversità strutturale ed ontologica del mezzo, non sarebbero applicabili al web; in definitiva il sequestro di qualsivoglia giornale on line (così come di ogni altro sito internet) era del tutto ammissibile alla luce di un presupposto tanto semplice quanto precisa: “la telematica non è stampa”.

Ebbene, le Sezioni Unite ritengono tali principi del tutto errati.

Interpretare il concetto di stampa in senso limitato e rigoroso senza autorizzare estensioni a tutti gli ulteriori e più moderni mezzi di diffusione delle notizie, tra cui quello on line, creerebbe una disparità di trattamento lesiva del principio di uguaglianza di cui all’art. 3 della Costituzione.

Tuttavia, va chiarito, per poter applicare l’art. 21 della Costituzione ed estendere il concetto di “stampa” anche al mondo della rete occorre tenere a mente alcune necessarie  e decisive distinzioni.

Si pensi ai blog, ai social network, ai forum, alle newsletter o alle mailing list: si tratta di formidabili strumenti per diffondere pensieri, notizie ed informazioni, certamente espressione del diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, ma che – si badi bene - non possono godere delle garanzie costituzionali in tema di sequestro della stampa.

Diversa invece è l’area dell’informazione professionale e, quindi il fenomeno sempre più diffuso dei giornali telematici che, in alcuni casi, sono disponibili nella sola versione on line e, in altri, si affiancano alle edizioni diffuse su supporto cartaceo; essi costituiscono un prodotto editoriale con una propria testata identificativa, diffuso con regolarità sulla rete, caratterizzato da finalità di raccogliere, commentare e criticare notizie di attualità dirette al pubblico, registrato presso il Tribunale del luogo in cui ha la sede la redazione e, infine, dotato di un direttore responsabile (spesso coincidente con quello della pubblicazione cartacea) iscritto all’Albo dei giornalisti.

Un quotidiano o un periodico telematico, strutturato come sopra non può certo paragonarsi ad un blog o ad uno qualunque dei siti web sopra citati, in cui chiunque può inserire i contenuti in modo del tutto spontaneo ed al di fuori di un contesto di professionalità, sistematicità e funzionalità alla diffusione di notizie.

In sostanza occorre superare il concetto di stampa di Gutenberghiana memoria ed estendere tale concetto alla prevedibile evoluzione dei tempi ricomprendendo le nuove realtà delle testate giornalistiche on line, ictu oculi dotate delle medesime caratteristiche ontologiche dei quotidiani e dei periodici “tradizionali” di cui costituiscono un semplice riproduzione telematica.

Peraltro è opportuno ricordare che le Corti Sovranazionali, in numerose pronunce, hanno già dato per scontata, ritenendola realtà acquisita, l’equiparazione tra giornale cartaceo e giornale on line (tra tutte si ricorda Corte CEDU, 16/7/2013, Wegrzynowski e Smolczewsky c. Polonia).

Ovviamente quanto detto varrà senza dubbio per i contenuti redazionali, ma non potrà ricadere sugli eventuali commenti inseriti dagli utenti, soggetti estranei alla redazione, che attivano un forum, vale a dire una discussione su uno o più articoli.

Sulla base di tali argomentazioni le Sezioni Unite hanno quindi annullato il provvedimento di sequestro ed hanno concluso enunciando il seguente principio di diritto: «la testata giornalistica telematica, in quanto assimilabile funzionalmente a quella tradizionale, rientra nel concetto ampio di 'stampa' e soggiace alla normativa, di rango costituzionale e di livello ordinario, che disciplina l'attività d'informazione professionale diretta al pubblico»; ciò detto, ne consegue che «il giornale on line, al pari di quello cartaceo, non può essere oggetto di sequestro preventivo, eccettuati i casi tassativamente previsti dalla legge, tra i quali non è compreso il reato di diffamazione a mezzo stampa».

Ultima modifica ilMartedì, 13 Ottobre 2015 20:37