Il lento cammino verso l'entrata in vigore del brevetto europeo con effetto unitario - il punto della situazione

Autore: Federico Paesan

In questi giorni si sono fatti ulteriori passi in avanti verso l’entrata in vigore del sistema del brevetto europeo con effetto unitario. Lo scorso 19 gennaio, infatti, la Finlandia ha ratificato l’accordo per la costituzione del Tribunale Unificato dei brevetti, divenendo così il nono paese europeo ad aver compiuto tale passo. Inoltre, negli stessi giorni è stata pubblicata la bozza dello Statutory Instrument (una sorta di disegno di legge) attraverso il quale il Regno Unito modificherà il Patent Act del 1977 per renderlo compatibile con l’entrata in vigore del brevetto europeo con effetto unitario e del Tribunale Unificato dei brevetti. Il che rappresenta un deciso segnale del fatto che anche il Regno Unito si sta apprestando a ratificare l’accordo sul Tribunale Unificato dei brevetti.

Tali due novità, insieme all’adesione dell’Italia al brevetto europeo con effetto unitario ufficializzata con la decisione della Commissione Europea n. 2015/1753 dello scorso 30 settembre, offrono lo spunto per fare il punto della situazione circa il lungo cammino che porterà all’entrata in vigore di tale nuovo modello di privativa brevettuale, non prima, tuttavia, di averne evidenziato le sue principali caratteristiche.

Innanzitutto, va sottolineato come l’Unione Europea sia già dotata di un sistema brevettuale comune introdotto con la Convenzione di Monaco del 1973, ovvero quello del “tradizionale” brevetto europeo. Tale brevetto, infatti, permette sì di ottenere una tutela brevettuale in tutti i Paesi dell’Unione Europea (ed anche in altri Stati che non fanno parte dell’UE, come ad esempio Svizzera e Turchia), ma attraverso un procedimento piuttosto macchinoso. Il “tradizionale” brevetto europeo, infatti, consiste in un fascio di brevetti nazionali ottenibili con un’unica domanda da presentarsi presso l’Ufficio Brevetti Europeo di Monaco (EPO – European Patent Court). Ciò non è però sufficiente. Infatti, è altresì necessario tradurre il testo del brevetto in tutte le lingue dei Paesi UE in cui si intende ottenere la tutela brevettuale al fine di conseguire la convalida del titolo concesso a livello europeo da parte di ciascun locale Ufficio Brevetti. Il che comporta, tra l’altro, la necessità per il titolare del brevetto europeo di pagare le relative tasse di mantenimento in tutti i Paesi in cui il titolo è stato convalidato al fine di evitarne la decadenza. Anche il sistema di tutela del brevetto europeo è piuttosto farraginoso, posto che è necessario instaurare un separato giudizio innanzi alle corti nazionali di ciascun Paese membro all’interno del quale si intende contestarne la contraffazione o la nullità. Con la conseguenza che se, ad esempio, la porzione italiana di un brevetto europeo venisse dichiarata nulla in Italia, tale decisione non comporterebbe la nullità della speculare porzione francese o tedesca.

Sin dalla sua entrata in vigore, quindi, il sistema del “tradizionale” brevetto europeo ha evidenziato i suoi forti limiti che si riflettono, peraltro, sugli alti costi necessari per il suo ottenimento, il suo mantenimento e la sua tutela.

E’ dunque iniziato un lungo cammino per affiancare al “tradizionale” brevetto europeo un sistema davvero comune e quindi unitario. Un sistema, che, in altre parole, permetta attraverso un’unica domanda di ottenere un titolo immediatamente valido in tutti i Paesi UE, senza bisogno di convalide nazionali, molteplici traduzioni ed il pagamento di tasse di mantenimento ai singoli Uffici Brevetti nazionali. I tentativi sono stati molti e spesso sono naufragati a causa delle mancate ratifiche degli accordi e delle convenzioni attraverso le quali, in più momenti, si è tentata l’introduzione di un tale sistema unitario (pensiamo, ad esempio, alla Convenzione del Lussemburgo del 1975 e all’Accordo sul Brevetto Comunitario del 1989, entrambe mai entrate in vigore).

Oggi, tuttavia, l’istituzione del brevetto europeo con effetto unitario sembra piuttosto vicina. Con il meccanismo della cooperazione rafforzata, nel 2012 sono stati infatti emanati due regolamenti europei (1257/2012 e 1260/2012) che, per l’appunto, prevedono l’istituzione di un brevetto ottenibile con un’unica domanda depositata in inglese, francese o tedesco presso l’Ufficio Brevetti Europeo. La concessione del titolo conferirà al suo titolare protezione in tutti i Paesi UE. A tutela dei diritti attribuiti con la concessione di tale brevetto, verrà istituito il Tribunale Unificato dei brevetti con sedi a Londra, Parigi e Monaco ed una Corte d’Appello in Lussemburgo, creando così un sistema giurisdizionale che sostituirà quello delle corti nazionali (per un approfondimento sul tema del Tribunale Unificato si rimanda ad un articolo apparso su questa rivista in data 3 settembre 2013). Altri rilievi pratici consistono nel fatto che non saranno più necessarie traduzioni in tutte le lingue dei Paesi UE e che la tassa di mantenimento sarà unica, da pagarsi direttamente all’Ufficio Brevetti Europeo. Insomma, un bel risparmio in termini economici, di tempo e di adempimenti amministrativi, pur se i critici di tale sistema hanno evidenziato il probabile aumento dei costi necessari per la tutela del brevetto europeo con effetto unitario, posta la necessaria instaurazione di giudizi davanti al Tribunale Unificato e dunque in Paesi possibilmente diversi rispetto a quelli in cui un’azienda, ad esempio italiana, ha sede.

Anche il progetto del brevetto europeo con effetto unitario ha tuttavia corso forti rischi di non vedere la luce. Rischi che, mano a mano, parrebbero tuttavia dissiparsi. In un primo momento, infatti, Italia, Spagna e, per differenti ragioni, la Croazia, avevano deciso di non far parte di tale progetto. In particolare, Italia e Spagna ritenevano fortemente ingiusta l’esclusione delle rispettive lingue nazionali dal novero degli idiomi utilizzabili per la stesura del testo brevettuale (come detto, inglese, francese e tedesco), peraltro contestando il ricorso alla procedura di cooperazione rafforzata per l’istituzione di tale nuovo sistema brevettuale. Il che ha portato ad un contenzioso a cui ha posto fine la Corte di Giustizia Europea che, con una serie di decisioni (C-274/2011, C-146/2013 e C-147/2013), ha respinto i ricorsi presentati dall’Italia e dalla Spagna.

La ratifica da parte della Finlandia dell’accordo sul Tribunale Unificato, le novità legislative provenienti dal Regno Unito, nonché l’adesione dell’Italia al sistema del brevetto europeo con effetto unitario dello scorso 30 settembre costituiscono sicuramente ulteriori passi in avanti verso l’entrata in vigore del brevetto europeo con effetto unitario. Passi che, tuttavia, non possono dirsi determinanti, dal momento che l’effettiva entrata in vigore di questo nuovo sistema è subordinata alla ratifica da parte di almeno tredici Paesi membri dell’accordo per la costituzione del Tribunale Unificato dei brevetti. Ad oggi, con l’adesione finlandese, le ratifiche sono nove (Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Finlandia, Lussemburgo, Malta, Svezia e Portogallo). Ne mancano, pertanto, almeno quattro, di cui due dovranno provenire necessariamente dai due paesi che insieme alla Francia ospiteranno le tre sedi del Tribunale Unificato. Ovverosia, la Germania, che dovrebbe provvedervi nel settembre 2016, e il Regno Unito, che, come detto, sta “preparando il terreno” sul piano legislativo per compiere tale passo. Si può prevedere quindi che l’effettiva entrata in vigore del sistema del brevetto europeo con effetto unitario possa avvenire nella seconda metà del 2016 o, al più tardi, nel 2017.

Ultima modifica ilGiovedì, 04 Febbraio 2016 20:17