Siamo di fronte ad una “bolla” causata dai fakes?

La Rete è affollata di umani o di fakes? Due sono le fobie che stanno attanagliando gli americani in questo scorcio di inizio 2017.

Un tema politico: una gestione molto pericolosa del “transition period” da Obama a Trump; e un tema di sicurezza nazionale: le manipolazioni avvenute nella Rete durante la campagna elettorale e che potrebbero ripetersi nel prossimo futuro.

I tema dei fakes, delle bufale, della disinformazione usati scientemente per distruggere gli avversari o condizionare le scelte politiche di altre nazioni. Ci occuperemo ovviamente del secondo, un tema proprio delle questioni aperte sulla Rete che R&PMag ha sempre cercato di intercettare, anticipare, commentare o risolvere, o comunque provare a farlo.

Due riflessioni sono però necessarie sulla prima allarmante fobia che condiziona le discussioni tra gli americani in questo inizio d’anno. Non mi era mai capitato personalmente, negli ultimi trent’anni di trasferte americane, di vivere sia nella capitale sia a New York un clima pesante di questo genere. Preoccupato, sorpreso dagli ultimi interventi del Presidente uscente e da quello eletto. C’è sempre stata in America una regola aurea, non scritta, per cui dal novembre dell’elezione fino al 20 gennaio successivo della proclamazione ufficiale, nessuno dei due soggetti, l’uscente e il subentrante, esce da un perimetro di rispetto istituzionale. Nessuno si permette di violare la regola da un lato di non assumere, salvo emergenze, decisioni politiche strategiche per il paese (l’uscente), dall’altro di non intervenire pubblicamente su nessun argomento nel rispetto del Presidente ancora in carica (il subentrante).

Nessuno, ricorda la stampa americana, lo aveva mai fatto. Oggi la realtà è completamente ribaltata con, quasi quotidianamente, i due Presidenti che rilasciano dichiarazioni su temi scottanti di politica interna o internazionale. La grave situazione a prescindere dalle giustificazioni portate dai due protagonisti. Una “picconata” istituzionale che, temiamo, possa avere ripercussioni prospettiche per gli americani e non solo per loro. 

Detto ciò, veniamo al tema Rete, notizie false, manipolazioni della realtà, dossieraggio premeditato, hackeraggio a fini politici. Durante e dopo la campagna presidenziale si sono scatenate le polemiche su quello che una volta chiamavamo il dossieraggio mediatico. La diffusione nella Rete di notizie fasulle che portavano discredito al candidato concorrente. Due esempi clamorosi in merito: la notizia di un endorsment del Papa a favore di Trump; la notizia che Hillary aveva venduto armi all’Isis.  Calcolando, come ha fatto di recente il Guardian, che oltre il 62% degli americani adulti usa i social network come unico strumento di informazione, la delicatezza del problema è evidente. La cattiva informazione rischia di contaminare il giudizio politico dei cittadini, degli elettori, di coloro che determinano periodicamente chi rappresenti la maggioranza di un paese e proceda quindi a governarlo. In Italia abbiamo in corso una polemica, per la verità con toni meno preoccupati e allarmati, dello stesso tenore, a proposito dell’uso che il Movimento 5 Stelle ha fatto, sta facendo e farà della Rete. L’uso strumentale di social network può davvero contaminare, attraverso false notizie, i destini di un paese.

Che il problema sia serio e da non sottostimare, lo ha capito anche Zuckerberg che si è affrettato da un lato a mettere in piedi un gruppo di lavoro interno a Facebook che, a suo dire, monitorizzi il flusso delle news e le controlli; dall’altro a dichiarare pubblicamente che, raggiunto l’obiettivo di aver messo in connessione oltre 2 miliardi di umani, migliorando sensibilmente la qualità delle loro vite, da oggi i nuovi media, le  media company, devono responsabilizzarsi a veicolare, per quanto è possibile, contenuti legali, idee e opinioni di terzi non fomentatrici di odio insomma informazione virtuosa, legittima, responsabile.

Obama si definisce “ossessionato” da questo problema che rende tutto il mondo dell’informazione “Vero o comunque verosimile”. Noi insistiamo sulla nostra vecchia teoria ancora attualissima perché non seguita. Bisogna lavorare, a livello sovra-nazionale, alla creazione di un sistema di autodisciplina in cui i principali giocatori si impegnano a rispettare certi principi condivisi, responsabilizzandosi a gestire i propri service provider (i social network) sottoponendoli di conseguenza al giudizio e agli interventi coercitivi di una autorità, competente e professionalizzata, individuata nel sistema. Sul tipo del Giurì dell’Autodisciplina italiana. Accanto a tale format bisognerebbe iniziare, fin da subito, ad inserire nelle scuole primari e secondarie corsi di Educazione Digitale (la vecchia e mai tanto rimpianta Educazione Civica), corsi mirati a far conoscere la Rete, le sue potenzialità in termini di aumento esponenziale della nostra conoscenza, ma, nel contempo, anche i rischi, le trappole, i fakes insomma attraverso l’educazione a costruirci dei filtri personali di lettura e reazione a tutte le informazioni che ci giungono dalla Rete.

A nostro sommesso parere il problema non si risolverebbe però completamente, anche adottando questo sistema autodisciplinare a livello sovra-nazionale. C’è infatti, in atto, una pericolosa e sotto stimata “bolla” nel mondo di internet che potrebbe deflagrare a breve. Con gravi conseguenze sul sistema e sulla credibilità e attendibilità della Rete medesima. Ci riferiamo ad un problema collaterale, partito proprio dai fakes e cioè dalla necessità di capire quanti siano davvero i frequentatori reali del mondo del web. Non solo i dichiarati. In altre parole, sta emergendo una realtà ben diversa da quella descritta dai guru della Rete, portatrice, per definizione, di valore aggiunto e virtuosità per tutto il genere umano. Tra i cosiddetti followers, cioè gli umani che sembrerebbero partecipare alla vita della Rete, essendo spesso, per non dire sempre, connessi e quindi interattivi con gli altri followers, ci sarebbero moltissimi fakes. Umani finti, macchine complicate, soggetti inesistenti. Figure create appositamente e meccanicamente per far vedere una Rete molto più popolata di individui rispetto alla realtà. Molto più frequentata da possibili clienti; molto più “mercato” da intercettare per le imprese. Nessuno è ancora riuscito, con metodiche scientificamente e statisticamente condivise, ad individuare un numero realistico di tale fenomeno. Si sussurra però di un 50% di fakes followers per arrivare addirittura a numeri superiori. Vi ricordiamo, a questo proposito, un concetto fondamentale nel mondo della pubblicità, “figlio” della cultura ed esperienza formatesi nei media off line: ad un certo livello di utenti/ascoltatori il valore della pubblicità su quel media specifico aumenta. Vi è sempre una correlazione tra il numero di utenti/ascoltatori di un mezzo e le chance di un inserzionista pubblicitario di far vedere i suoi prodotti e farseli comprare. Acquisita tale regola “basic” negli ultimi 50 anni di società dei consumi, sorge allora un dubbio. Ma se la sfida è conquistare nuovi clienti, più profilati, più interessati all’acquisto dei prodotti, in un nuovo mondo virtuale quello del commercio elettronico, come si può pianificare ragionevolmente un investimento pubblicitario senza avere la certezza oggettiva dell’esistenza del target e della sua composizione? Se un media on line mi propone una pianificazione di acquisto spazi/tempi sui suoi siti e se il prezzo di tali spazi/tempi scaturisce, giustamente in astratto, dal numero dei followers di quel media, come faccio io, povero inserzionista, a sapere, capire e decidere se la proposta è seria, basata di audience reali oppure è farlocca “figlia” di un gonfiamento più o meno grave del numero dei followers? La nostra preoccupazione, consolidatasi in questo ennesimo viaggio in America dove il problema sta per esplodere nella sua gravità, è che stiamo vivendo un enorme “bolla” creata per rendere la Rete più attrattiva per gli investitori, ma priva di certezze numeriche sulle audience. Su quale sia il numero reale di coloro che cliccano quel sito, si connettono, guardano, leggono e chissà, forse, compreranno.

Si leggono sulle riviste specializzate americane storie incredibili di software costruiti all’uopo per generare followers fakes più o meno identificabili e più o meno accertabili, ma sempre falsi! Cioè fatti di un computer con dei programmi mirati a collegarsi con la Rete, entrare nei siti, registrarsi, manifestare i propri “I like” insomma comportarsi come gli umani. Noi! Salvo non esserlo! Una grande finzione, una inquietante messa in scena destinata a essere prima o poi smascherata. Un grande stadio virtuale apparentemente “sold out” e stipato di spettatori pronti a vedere, apprezzare e comprare i prodotti pubblicizzati; ma in realtà mezzo vuoto, con grandi buchi sugli spalti.

Cosa fare?

Un unico serio e costruttivo consiglio agli inserzionisti e ai “colleghi” umani in genere: non fare finta di niente. Interessarsi al problema, chiedere informazioni, pretendere prove, documentazione certificata che lo scenario sopra prospettato possa essere vero per alcuni ma non per gli altri, quelli professionali. Richiedere chiarezza, misurazioni scientifiche dell’audience, professionalità nel costruire i target sia come quantità sia come qualità. La Rete è una straordinaria rivoluzione tecnologica che può aiutare davvero l’umanità a crescere sia culturalmente sia scientificamente.  Bisogna evitare però che sia gestita da gaglioffi, o che sia vissuta acriticamente. Soprattutto i protagonisti imprenditoriali del sistema del web e titolari del relativo modello di business, devono, fin da subito, cambiare registro percepire il rischio della bolla, responsabilizzandosi sia sulla correttezza dei contenuti trasmessi, sia sulla realtà oggettiva del numero e delle caratteristiche dei followers che animano sul serio la Rete e i loro siti.

Riccardo Rossotto

N.d.A.: "Corriere della Sera - Opinioni" online ha pubblicato di recente un articolo di Massimo Sideri che affronta, con diverse angolazioni, lo stesso tema: http://www.corriere.it/opinioni/17_gennaio_07/manca-unita-misura-valida-tutti-social-9de97074-d436-11e6-af84-204dc5ed0070.shtml

 

Ultima modifica ilDomenica, 08 Gennaio 2017 16:59